La valutazione delle partecipazioni con il metodo del patrimonio netto.

La valutazione delle partecipazioni con il metodo del patrimonio netto

Pubblicato: in Audit

La disciplina del metodo del patrimonio netto è contenuta nell’ambito della normativa in tema di bilancio di esercizio all’articolo 26, numero 4, del Codice civile. Vediamo quando si usa, gli aspetti contabili e le rettifiche.

Quando si usa il metodo del patrimonio netto

In metodo dell’equity – o del patrimonio netto – viene utilizzato in alternativa al metodo del costo per valutare le partecipazioni immobilizzate in imprese controllate e collegate.

Cosa si intende per patrimonio netto di un’azienda e come si calcola

Il patrimonio netto consiste nella differenza tra attività e passività di un’azienda. Si calcola sommando capitale sociale + riserve + utili il cui utilizzo non è ancora definito e sottraendo le perdite che devono essere ancora colmate.

Differenza tra società controllate e collegate

Sono considerate controllate le società in seno alle quali a) si dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria; b) si dispone dei voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria; c) si è in grado di esercitare un’influenza dominante in base a particolari vincoli contrattuali.

Le società collegate, invece, sono quelle in cui si è in grado di esercitare un’influenza notevole nell’assemblea ordinaria (almeno il 20% dei voti nelle società non quotate e almeno il 10% dei voti in società quotate in mercati regolamentati).

Metodo patrimonio netto: come si calcola il costo delle partecipazioni

Secondo il metodo del patrimonio netto, il costo originario della partecipazione viene modificato per tener conto delle quote degli utili e delle perdite della partecipata, realizzati con terzi, nei periodi successivi all’acquisizione della partecipazione.

In pratica, il costo originario, sostenuto per l’acquisizione di una partecipazione in un’altra società, viene periodicamente rettificato (in senso positivo o negativo in base a profitti o perdite) per poter riflettere nel bilancio d’esercizio tutte le variazioni del patrimonio netto della partecipata, nei periodi successivi alla data di acquisto.

Le fasi di rilevazione del valore al patrimonio netto

  1. Si rileva dal bilancio della partecipata il valore contabile del patrimonio netto;
  2. Si apportano le rettifiche necessarie;
  3. Si calcola la quota di partecipazione;
  4. Si determina l’ammontare della differenza da annullamento, che si basa sul confronto tra il costo originariamente sostenuto per l’acquisto della partecipazione e il valore della corrispondente frazione di patrimonio netto contabile.

Qualora, come solitamente avviene, si fosse in presenza di una differenza positiva, questa può essere imputata – a seguito di un processo di Purchase Price Allocation realizzato da una società specializzata in consulenza finanziaria e contabile aziendale – alle attività acquisite nel limite del loro valore corrente, o comunque per valori non superiori al loro valore recuperabile. L’eventuale differenza positiva non allocata è imputata ad “Avviamento”.

Quando si svaluta una partecipazione? Scritture e aspetti contabili

Per redigere il bilancio, la società partecipante deve procedere al confronto tra il costo d’acquisto e il presumibile valore di realizzo.

Il costo d’acquisto della partecipazione riflette considerazioni di carattere economico. Al contrario, il valore del patrimonio netto della partecipata, desumibile dal relativo bilancio, si fonda esclusivamente su parametri contabili.

Quando il presumibile valore di realizzo risulta inferiore al costo d’acquisto, la società deve procedere alla svalutazione della partecipazione.

La scrittura contabile deve prevedere, da un lato, l’iscrizione di un costo dovuto alla svalutazione del valore della partecipazione e, dall’altro, la riduzione del valore della partecipazione. Questa riduzione può essere effettuata direttamente oppure attraverso la creazione di un fondo di svalutazione partecipazioni.

La normativa stabilisce inoltre che se successivamente vengono meno le motivazioni che hanno portato alla svalutazione, occorre ripristinare il costo originario. Quindi, nel momento in cui vengono meno i presupposti che hanno portato alla svalutazione della partecipazione, occorre azzerare il fondo svalutazione e rilevare il costo rettificato (lo storno di costo) in un conto specifico del conto economico.

Le rettifiche

Le rettifiche richieste dai principi di redazione del bilancio consolidato sono, in sintesi:

  • rettifiche per applicazione di principi contabili uniformi a quelli della partecipante;
  • eliminazione degli utili e delle perdite interni, relativi ad operazioni intragruppo;
  • rettifiche derivanti da eventi significativi che si sono verificati tra la data di chiusura dell’esercizio della collegata e quello della partecipante;
  • rettifiche per riflettere gli effetti derivanti dall’iniziale imputazione delle differenze tra valori contabili e prezzo di acquisto;
  • rettifiche derivanti dalla percentuale di capitale della partecipata posseduta dalla partecipante.

Per ogni rettifica è necessario valutare il relativo effetto fiscale differito o anticipato.

In particolare, occorre tenere presente che:

a) gli aumenti di capitale sociale della partecipata, se sottoscritti dalla partecipante, aumentano il valore della partecipazione;

b) i rimborsi di capitale comportano una riduzione del patrimonio netto se coinvolgono la partecipante;

c) i versamenti a copertura di perdite comportano un aumento del valore della partecipazione, se in precedenza era stata svalutata per tenere conto dei risultati negativi.

Adeguamento del valore della partecipazione nel bilancio della partecipante

L’utile o la perdita di esercizio della partecipata è imputato nel conto economico della partecipante, per la quota di sua pertinenza, secondo il principio di competenza economica, quindi nello stesso esercizio al quale il risultato si riferisce.

Il terzo capoverso del già citato articolo 2426, comma 1, numero 4, prevede che negli esercizi successivi le plusvalenze derivanti dall’applicazione del metodo del patrimonio netto, rispetto al valore indicato nel bilancio dell’esercizio precedente, siano iscritte in una riserva non distribuibile.

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