Il processo di analisi e valutazione di un portafoglio di crediti.

Il processo di analisi e valutazione di un portafoglio di crediti

Pubblicato: in Practical Cases

Dalla classificazione della natura del credito alla stesura dell’one pager, passando per la definizione dell’orizzonte temporale di riscossione e del valore attuale atteso. Tutte le fasi del processo di valutazione di un portafoglio di crediti realizzato dal team Epyon e le competenze multidisciplinari necessarie per ottenere un’analisi accurata.

L’effettivo valore dei crediti dipende dalla concreta probabilità che il debitore adempia puntualmente e regolarmente all’obbligazione contrattuale. L’analisi e la valutazione di un portafoglio di crediti si sostanzia nella formulazione di un giudizio circa la recuperabilità di ogni singola posizione creditizia che compone il portafoglio e la stima del suo valore attuale atteso.

La classificazione del credito

Il primo step del processo di analisi e valutazione della posizione creditizia riguarda la classificazione. I crediti infatti possono essere definiti performing o non-performing.

I crediti performing sono crediti per i quali ci si attende, con un elevato livello di probabilità, che il debitore paghi alle scadenze pattuite. I crediti non-performing invece sono crediti non aventi i requisiti della piena liquidità e/o della completa e immediata esigibilità alla scadenza pattuita.

Banca d’Italia distingue i crediti deteriorati (Non-Performing Exposure) in tre categorie principali, in base alla probabilità di recuperare il credito alla scadenza:

  • Past Due o Overdue: posizioni scadute e/o sconfinanti ossia esposizioni scadute o eccedenti i limiti di affidamento da oltre 90 giorni e oltre una predefinita soglia di rilevanza;
  • Unlikely-To-Pay – UTP: inadempienze probabili ossia esposizioni per le quali la banca valuta improbabile, senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie, che il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni contrattuali;
  • Non-Performing-Loans – NPL: sofferenze ossia esposizioni verso soggetti in stato di insolvenza o in situazioni equiparabili.

Si segnala che l’analisi di una posizione spesso non riguarda un singolo debitore, ma un insieme di soggetti debitori che sono riferibili al medesimo esponente. Pertanto, la classificazione di un credito all’interno delle categorie sopra menzionate può non riguardare soltanto la capacità a adempiere all’obbligazione contrattuale di un singolo soggetto e/o impresa ma piuttosto di un insieme o di un gruppo. La valutazione deve pertanto tenere conto anche della presenza di esponenti di riferimento e/o di società capogruppo che possano in qualche modo farsi carico dell’esposizione debitoria degli altri soggetti e/o imprese.

Recovery del credito e definizione temporale

Una volta definita la categoria all’interno della quale è classificata la posizione, deve essere stimata la percentuale di recovery del credito: i flussi netti attesi.

Quest’ultima può essere stimata secondo un’ottica going concern (nella prospettiva che la società debitrice continui la propria attività) ovvero in ottica gone concern (nella prospettiva che la società debitrice liquidi la propria attività). Talvolta, entrambi gli scenari sono perseguibili e pertanto bisogna individuare l’ipotesi migliore tra quelle rappresentate, i.e. quella che permette una recovery superiore.

Determinata la recovery prevista, l’ultimo step del processo di analisi e valutazione della posizione creditizia attiene alla definizione dell’orizzonte temporale entro il quale ci si attende di incassare il credito al fine di determinare un valore attuale atteso del credito alla data di valutazione (data di cut-off).

Il procedimento sopra descritto, che permette di stimare il valore del credito ad una determinata data, è sostanzialmente equiparabile ad una piccola attività di Due Diligence. Per identificare eventuali rischi e problemi connessi alla posizione creditizia, risulta infatti di fondamentale importanza l’attività di investigazione delle informazioni e dei dati a disposizione.

Le caratteristiche del processo di valutazione del credito: l’analisi documentale e dei principali financials

All’origine dei crediti deteriorati molto spesso vi sono situazioni di difficoltà economica o finanziaria dei soggetti (imprese o persone) cui sono stati erogati i prestiti oppure valutazioni errate e/o incomplete da parte della banca creditrice. Pertanto, un’approfondita analisi della documentazione è cruciale per riuscire ad individuare eventuali elementi di “alert” e/o trigger event associabili alla posizione creditizia. Un trigger event è un fatto e/o un evento in grado di rendere manifestazione certa dell’incapacità del creditore di incassare, in tutto o in parte, il proprio credito.

Alcuni esempi di trigger event riguardano:

  • la presenza di patrimonio netto negativo;
  • un rapporto PFN/EBITDA superiore ad una certa soglia;
  • le richieste di riscadenziamento di prestiti e/o di moratorie;
  • la presenza di pregiudizievoli di conservatoria;
  • la presenza di rate non pagate e scadute;
  • qualsiasi altra inadempienza contrattuale o misura di forebearance.

Alla presenza di uno o più dei trigger event summenzionati, viene attribuita una determinata classificazione alla posizione (past-due, UTP o NPL), che può anche essere diversa da quella originariamente attribuita dalla banca creditrice.

La documentazione che viene analizzata comprende solitamente:

  • La scheda di sintesi della banca (anche detta P.E.F.), che raccoglie informazioni quali i dati anagrafici, dati andamentali e di bilancio, dati qualitativi, informazioni provenienti dalla Centrale Rischi, note pregiudizievoli, proposte di ristrutturazione, la presenza di garanzie reali o personali e relativi garanti;
  • Altra documentazione e informazioni sul credito (contrattualistica e corrispondenza con la banca);
  • Visura societaria;
  • Visura catastale, al fine di verificare la presenza di garanzie reali (atti di ipoteca e/o pegno);
  • Perizie immobiliari sui beni del debitore;
  • Informazioni di natura finanziaria, quali bilanci approvati ed eventuali piani industriali;
  • Documentazione relativa ad eventuali procedure in corso (quali ad esempio piani attestati di risanamento ex art. 67 L.F., accordi di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.F., concordati preventivi ex art. 161 L.F.).

Accanto all’analisi documentale, viene svolta un’analisi contabile dei financials della società debitrice. A tal fine, vengono individuati i principali KPI (Key-Performance-Indicator) dei tre/quattro esercizi antecedenti la data di cut-off e, in presenza di piani industriali, degli esercizi futuri, quali l’EBITDA margin, il rapporto PFN/EBITDA, gli indici di struttura (rapporto tra mezzi propri e mezzi di terzi), l’andamento dei flussi di cassa a servizio del debito e altri ancora.

La definizione del valore attuale atteso

La strategia di valutazione del credito dipende innanzitutto dai trigger-event individuati e dai KPI sopra menzionati. Come già citato, può essere svolta una valutazione in ottica going concern, attraverso l’utilizzo del metodo DCF (Discounted-Cash-Flow) oppure dei multipli di mercato, ovvero una valutazione in ottica gone concern, simulando una procedura di liquidazione ordinata dell’attivo patrimoniale.

La strategia da perseguire è definita in base alla percentuale di recovery del credito ottenuta nei due scenari. In particolare, la recovery in ottica going concern sarà superiore in presenza di marginalità positiva e di un rapporto PFN/EBITDA adeguato, mentre la recovery in ottica gone concern sarà tanto più elevata in presenza di assets immobiliari dati in garanzia o in pegno alla banca.

Una volta stabilita la strategia migliore, il valore attuale atteso del credito viene determinato in base all’orizzonte temporale in cui si prevede verrà incassato e ad un adeguato tasso di sconto. L’orizzonte temporale di riferimento è valutato considerando in primis la presenza di eventuali accordi già in essere tra la banca e la società debitrice che prevedono delle scadenze di pagamento già definite (e.g. un accordo di ristrutturazione del debito ex art. 182-bis L.F.) e, in secondo luogo, la strategia prescelta (in ottica going concern l’orizzonte temporale in cui avverrà il realizzo sarà probabilmente più lungo rispetto ad uno scenario liquidatorio).

L’output prodotto: One Pager

Come già anticipato, l’analisi e valutazione della posizione creditizia porta con sé l’approfondimento e l’indagine di una mole di documenti e di informazioni. Risulta dunque necessario comprendere quali informazioni sono rilevanti per il cliente che ha richiesto l’analisi del credito e la sua valutazione e in che modo devono essere aggregate e rappresentate. È perciò fondamentale la definizione, insieme con il cliente, di un modello di “One Pager” in cui sintetizzare tutte le informazioni ricavate dai documenti esaminati e dai dati analizzati, nonché le risultanze delle proprie valutazioni.

Il One Pager è un documento che sintetizza in un unico foglio tutte le informazioni rilevanti riguardo una specifica posizione creditizia.

Queste possono includere:

  • Informazioni di carattere generale sul creditore: assetto societario (nome e riferimenti dei soci, con eventuale indicazione, qualora si tratti di società controllanti, di KPI reddituali e patrimoniali) ed esponenti di riferimento, società controllate, organi di controllo, oggetto sociale, sedi in cui viene svolta l’attività, eventi rilevanti riguardanti la società (apertura di nuove sedi, nuovi investimenti etc.), numero dei dipendenti, etc.;
  • Informazioni relative ad eventuali procedure concorsuali o accordi stragiudiziali in corso;
  • Overview dell’esposizione debitoria verso il sistema bancario tramite indicazione dell’esposizione debitoria complessiva del debitore e delle informazioni ricavate dalla Centrale Rischi, con separata indicazione di affidamenti, eventuali sconfini e/o sofferenze.
  • Informazioni circa l’esposizione nei confronti della banca creditrice oggetto di analisi: dettaglio dei contratti in essere con la banca (mutui e finanziamenti, scoperti di conto corrente, etc.), elenco dei collateral di natura Real Estate e di tutte le altre garanzie (fidejussioni e/o pegni su beni mobili) prestate alla banca e indicazioni riguardo eventuali accordi di ristrutturazione o misure di forebearance;
  • Analisi dei financials, tramite esposizione, per esempio, dei principali dati di Profit&Loss storici e, se disponibili, prospettici, della classificazione dello Stato Patrimoniali a fonti e impieghi e dell’andamento dei flussi di cassa a servizio del debito;
  • Sintesi del processo valutativo e stima del valore attuale atteso del credito alla data di cut-off.

Conclusioni

In base all’esperienza maturata sul campo dal team Epyon, il supporto per l’analisi di un portafoglio di crediti bancari performing e non è un’attività che richiede diverse competenze, che spaziano dall’analisi di bilancio alle tematiche legate alla tecnica bancaria, sino alle metodologie valutative.

Avere un team trasversale esperto in questi ambiti diviene un plus per ottenere delle analisi che siano di reale supporto al cliente nella definizione dell’offerta per l’acquisizione di portafogli di crediti.

Sebbene si tratti di un’attività estensiva su portafogli spesso rilevanti in numero di posizioni, riteniamo che un approccio massivo e basato sull’applicazione di mere procedure, non consenta di avere una view completa e adeguata. Occorre ricordare che ogni posizione presenta peculiarità che solo un’analisi critica della documentazione disponibile consente di far emergere e di riflettere in termini valutativi. Ciò è ancora più vero quando si parla di corporate e di posizioni medio grandi.

Ti serve un consulente esperto per valutare un portafoglio di crediti?

Contattaci