Gli strumenti previsti dalla nuova normativa e i consigli pratici di Epyon per prevenire e gestire con efficacia una crisi aziendale di liquidità e insolvenza.

Prevenzione della crisi d’impresa: la nuova normativa e a chi rivolgersi

Pubblicato: in Restructuring

Gli strumenti previsti dalla nuova normativa e i consigli pratici di Epyon per prevenire e gestire con efficacia una crisi aziendale di liquidità e insolvenza.

Lo scopo di un’impresa è accrescere il valore del capitale economico. Per questo, situazioni di staticità o di diminuzione del valore – dovute all’incapacità di realizzare i flussi di reddito attesi, o all’aggravamento del livello di rischio delle strategie aziendali – rappresentano segnali di potenziali squilibri. Vediamo come riconoscerli in tempo e gestirli per evitare una crisi d’impresa.

Il concetto di crisi d’impresa e di crisi di liquidità aziendale

Quando la perdita di flussi diventa sistematica e irreversibile, si entra in una fase di declino economico finanziario. La fase successiva costituisce la vera e propria “crisi di impresa”: si tratta di una crisi di liquidità, con difficoltà ad accedere al credito e perdita di fiducia degli stakeholders aziendali. Nei casi più gravi, la crisi è destinata a sfociare inevitabilmente nell’insolvenza.

Le principali cause della crisi di impresa

Si possono identificare cinque principali cause dello stato di declino e crisi.

  1. Inefficienza – dovuta, per esempio, a strumenti e tecnologie obsoleti, sproporzione tra costi sostenuti e risultati derivati, operatività insoddisfacente nelle attività di amministrazione.
  2. Sovracapacità – eccesso della capacità produttiva rispetto alle possibilità di collocamento sul mercato.
  3. Decadimento dei prodotti – l’offerta non risulta più attraente per i consumatori; situazione che può essere causata anche da errori di marketing.
  4. Errori di strategia – a cui si possono aggiungere una carenza di innovazione o un’incapacità di programmare.
  5. Squilibrio finanziario – determinato da prevalenza di debiti a breve termine, mancata correlazione tra investimenti e finanziamenti, limitata liquidità, e così via.

Codice Crisi d’Impresa: la nuova normativa

Nel 2019 è stata approvata in Italia la cosiddetta Riforma Fallimentare, con la creazione di un nuovo Codice per la prevenzione e la risoluzione della crisi d’impresa.

Uno degli scopi della riforma è quello di evitare che il ritardo nel percepire i segnali di crisi di un’impresa possa poi portare ad uno stato di crisi irreversibile.

Il Codice ha due principali finalità:

  1. consentire una diagnosi precoce dello stato di difficoltà delle imprese;
  2. salvaguardare la capacità imprenditoriale di coloro che vanno incontro a un fallimento di impresa.

La riforma prevede alcune significative modifiche della legge fallimentare.

Innanzitutto, il termine fallimento è sostituito dall’espressione liquidazione giudiziale, per evitare l’onta sociale e personale che si accompagna alla parola “fallito”.

Per consentire la pronta emersione della crisi è stato introdotto un apposito sistema di allerta, per favorire il superamento della fase di difficoltà e dare priorità alla continuità aziendale.

Le disposizioni in materia concorsuale sono state semplificate, tramite riduzione di tempi e costi delle procedure.

È stato istituito presso il Ministero della Giustizia un albo dei soggetti chiamati a svolgere su incarico del tribunale le funzioni di gestione e controllo nell’ambito delle procedure concorsuali, con l’indicazione dei requisiti di professionalità, esperienza e indipendenza necessari all’iscrizione allo stesso albo.

Sistemi di allerta interna-esterna, sistemi di monitoraggio e procedure

Come prescritto dalla nuova normativa, tutte le imprese sono chiamate a dotarsi di sistemi informativi e di adeguate piattaforme per gestire e monitorare costantemente i flussi di cassa, con un budget e un piano d’impresa che permettano di rilevare eventuali segnali di crisi e impostare una strategia per riportare in equilibrio l’azienda.

Nel sistema di monitoraggio, è importante tenere sempre sotto controllo sia la pianificazione finanziaria a breve termine (che comprende cash flow, cash liquidity, debiti verso i fornitori e crediti verso i clienti) sia quella a lungo termine (tra cui lo stato patrimoniale, il rendiconto finanziario e gli indici di allerta).

Nel caso in cui comparissero segnali di crisi – costituiti da squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, riferiti alla specifica attività svolta dalla società – si deve attivare la Procedura d’Allerta.

L’allerta può essere interna (attivata dall’imprenditore, dal revisore o dal sindaco del collegio sindacale, che in questo modo possono evitare pesanti sanzioni per mancata segnalazione) o esterna (attivata dall’Agenzia delle Entrate o dall’INPS ).

La procedura di composizione della crisi è guidata dall’OCRI (Organismo di Composizione della Crisi d’Impresa), istituito presso la Camera di Commercio e composto da tre membri nominati dalla stessa Camera di Commercio, dal presidente del tribunale e dalle associazioni di rappresentanza imprenditoriale.

L’OCRI, su istanza degli organi deputati al controllo, ha l’obbligo di segnalare all’imprenditore che la sua esposizione debitoria ha superato i limiti fissati dal Codice della Crisi, stabilendo un termine per la regolarizzazione della sua posizione, o, in alternativa, l’obbligo di avviare la domanda di accesso alla procedura di allerta.

La procedura di allerta, per raggiungere un accordo coi creditori, ha una durata che può variare dai 3 ai 6 mesi. Nel caso in cui, in una riconosciuta situazione di crisi, l’accordo non fosse raggiunto, l’OCRI inviterà l’impresa ad aprire una delle tradizionali procedure di insolvenza.

Azienda in difficoltà, a chi rivolgersi?

Spesso, i problemi di un’azienda in difficoltà derivano da dinamiche interne all’azienda stessa.

Nella maggior parte dei casi, si tratta di situazioni in cui l’imprenditore ha difficoltà a capire quali sono i punti deboli che andrebbero migliorati e come gestire gli ostacoli alla sua attività. L’essere emotivamente ed economicamente coinvolti in modo diretto in una situazione di crisi, infatti, non aiuta ad avere una visione ampia, chiara e oggettiva dello stato delle cose.

Per questo, affidarsi a professionisti esterni all’azienda può fare la differenza.

In casi come questo, il supporto di un team specializzato nella ristrutturazione aziendale, nel diritto societario, nella contabilità, nel controllo di gestione e nella pianificazione finanziaria costituisce un aiuto prezioso per superare lo stato di crisi e rimettere in piedi l’azienda nel più breve tempo possibile.

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